PROLOCO VERBICARO

venerdì 10 aprile 2015

TU CHE MI DOVEVI AMARE – INCONTRI DI LETTURA GRUPPO ADULTI

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PRO LOCO VERBICARO

L’Associazione Pro-Loco Verbicaro (CS) con sede in Verbicaro, via Orologio n°1costituita con Atto pubblico in data27/01/2007.

La Pro Loco di Verbicaro è un’Associazione di volontariato, apartitica, apolitica e senza scopo di lucro, con rilevanza pubblica e finalità di promozione sociale e turistica.

L’arte dei sapori

Da sempre e avunque, allorchè si parla di Verbicaro, si pensa al buon vino, reso tale dalla combinazione di vari elementi climatici e ambientali, Già i Romani, nel periodo d’oro dell’impero, facevano in questi luoghi cospicue scorte del prestigioso nettare. Nel corso dei secoli, la civiltà contadina ha conservato l’arte della coltivazione della vite e della trasformazione dell’uva secondo metodi tradizionali che vedono la loro origine coincidere con l’inizio della storia di questo popolo.Siamo nelle terre dei vitigni autoctoni, dello zibibbo, famoso sin dai tempi antichissimi per la produzione delle uve passe usate per i “ Panacelli”:involti di uva passa in foglie di cedro, descritti magistralmente da Gabriele D’Annunzio. La coltura della vite è rimasta intatta nel corso dei secoli,portando questo vino dalle caratteristiche organolettiche uniche e inconfondibili al riconoscimento del marchio DOC. Visitando questo antico centro non si può andar via senza averne degustato almeno un bicchiere nelle fresche e buie cantine private(catuvi), in cui sono custodite le botti di legno.

La cucina verbicarese è una cucina dai sapori genuini e robusti. In paese si fanno deliziose ricotte, da mangiare fresche o stagionate sotto sale. Sono ottimi anche i salumi: salsiccia, sopressata, capocollo. Piatti della tradizione sono i fusilli fatti in casa, lo stoccafisso con i peperoni, le zucchine secche con olio e peperoncino. Buonissimi anche i dolci. A Pasqua trionfano i “ vuciddhati”, mentre a natale si mangiano le grispelle e i cannaricoli.

Per tutelare, studiare e far conoscere la memoria collettiva di una comunità e rendere omaggio alle specialità enogastronomiche e all’intero universo contadino, Verbicaro vanta la presenza dell’ECO-MUSEO DEL VINO E DELLA CIVILTà CONTADINA.

Tra sacro e profano

I tempi passano, si crea la storia, cambiano i volti e le persone. Ma in un modo del tutto irreale, Verbicaro, continua a mantenere le proprie tradizioni in un rinnovato clima e fervore religioso. In una commistione di sacro e profano, di religiosità pagana e tradizione cristiana si svolgono i riti dalle Settimana Santa.

La notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, uomini vestiti di rosso,si percuotono le gambe con il “cardiddho”,un tappo di sughero nel quale vengono inserite schegge di vetro sottilissime in numero dispari. Terminati i tre giri del percorso, i “Battenti” vanno poi a lavarsi nelle acque della Fontana Vecchia. Dopo poche ore ha inizio la processione religiosa che si svolge dalle 3 del mattino fino alle 8.E’ una processione figurativa e drammatica del Venerdì Santo risalente al 1751, ispirata alla Via Crucis e alla Passione di Gesù, accompagnata da canti tradizionali.

Momento centrale della devozione cittadina rimane l’antichissima festa patronale del 1-2 luglio, giorni dedicati alla Madonna delle Grazie. Suggestiva e spettacolare è la plurisecolare fiaccolata dei “Zigni” (tronchi di legno resinoso portati in spalla) che ha luogo la sera della vigilia. Da diversi anni, nel giorno della solenne festa,prende vita una variopinta “infiorata”, particolare espressione della fede e della devozione alla patrona delle giovani generazioni che si dilettano a rappresentare un tema diverso ogni anno nei loro tappeti.

La seconda domenica di settembre si festeggia San Francesco di Paola. La piccola chiesetta, si erge su una collina nella contrada San Francesco, visibile da tutto il circondario costiero. La sua origine risale alla fine del 1800. L’11 settembre 1992 è stato elevato a dignità di Santuario Diocesano.

COSA VISITARE

CENTRO STORICO

FONTANA VECCHIA

BONIFANTI

CHIESE

ECOMUSEO

PALAZZO CAVALCANTI

CATUVI

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contatore

VERBICARO TRA STORIA E LEGGENDA

Verbicaro,luogo benedetto dalla natura e dalla storia, fu probabilmente fondato nel Medioevo, dalle genti rivierasche in fuga dalla costa per sfuggire ai Saraceni. Non certa, viceversa, la sua esistenza in epoca antica, benché fonti autorevoli la attestino. Nella platea ecclesiastica del 1800, la quale riporta atti originali del 1500, si legge che Verbicaro fu all’inizio un castello, circondato da mura e corredato da tre porte d’accesso. Priva di fondamento storico, viceversa, la leggenda, largamente diffusa secondo la quale prima, o poco dopo, la fondazione del castrum, un gruppo di monaci basiliani si sarebbe insediato alle pendici dello sperone e vi avrebbe fondato il monastero dei tre fanciulli, dando così origine alla denominazione dell’antico quartiere Bonifanti. Secondo un’altra interpretazione si può ricondurre l’origine del nome a BONI ENFANTES, cioè buoni soldati, in quanto i primi abitanti del luogo erano costretti a difendersi dagli attacchi dei Saraceni.

Il quartiere di BONIFANTI è, ad ogni modo,meta ancora oggi di visitatori e di turisti, attratti, in particolare, dal notevole pregio artistico e dal valore culturale degli affreschi, realizzati dai maestri locali tra il ‘400 e il ‘500, racchiusi nella chiesetta di SANTA MARIA AD NIVES. Verbicaro ha avuto, nel corso del tempo, più nomi: Aprustum, Verbicarium,Berbicaro.

Attualmente , il suggestivo borgo porta d’accesso al Parco Nazionale del Pollino,in provincia di (CS), si estende su una superficie di 32,60 kmq, a 420 m sul livello del mare e conta circa 3100 abitanti.

A UN SECOLO DALLA RIVOLTA

CORREVA L’ANNO 1911… La rivolta del Colera fece balzare Verbicaro agli onori della cronaca nazionale e coniare addirittura un neologismo, inserito nel vocabolario della lingua italiana fino a poco prima degli anni ’60; col termine “verbicarismo”, al quale si aggiunse, seccessivamente “verbicarizzare”, si indicava, infatti, un comportamento rivoltoso e violento. Ciò che spinse i verbicaresi a ribellarsi, contro le autorità costituite della città, fu la paura che esse volessero depauperare l’unica ricchezza di cui un popolo dispone: la sua proliticità. Il colera si manifestò nel mese di agosto, con numerosi morti soprattutto tra la classe povera del paese, a causa di una disastrosa condizione igienico-sanitaria. L’edizione del “Corriere della Sera”, del 28 agosto evidenziava come la popolazione lasciata da sola ad affrontare l’evento, cominciasse a pensare che l’origine dell’epidemia fosse una congiura dei galantuomini contro i contadini; che una “polvere malefica” fosse stata volutamente sparsa nell’acqua della fontana vecchia, l’unica fontana esistente in paese, alla quale si abbeveravano bestie ed uomini. La rivolta scoppiò la mattina del 27 agosto e durò una sola giornata, ma il clamore che produsse nell’opinione pubblica fu tale da costringere il ministro Giolitti a scrivere un telegramma al prefetto di Cosenza.

La rivolta di Verbicaro ebbe soprattutto il merito di aver riportato all’attenzione della Nazione, il dibattito sulla salute pubblica, sull’analfabetismo, sul suffragio universale.

L’anno seguente precisamente il 30 giugno 1912, fu approvata dalla Camera la legge sul suffragio universale, anche se limitato alla sola popolazione maschile.

CHIESE

CHIESA MADRE DELL'ASSUNTA

CHIESA MADONNA AD NIVES

CHIESA SAN GIUSEPPE

CHIESA SACRO CUORE DI GESU'

CHIESA MADONNA DEL LORETO

SANTUARIO DI SAN FRANCESCO

MUSEI

ECOMUSEO DEL VINO E DELLA CIVILTA' CONTADINA


CONTATTI

prolocoverbicaro@tiscali.it

cell. 3207004511

strutture ricettive

"U CATUVU" CUCINA TIPICA VERBICARESE
CELL. 328/9092626 (APERTO SOLO SU PRENOTAZIONE)

TRATTORIA DA VINCENZO
TEL. 0985/6118

RISTORANTE PIZZERIA "LA PERGOLA"
CELL. 333/3253197

" PIZZA PAZZA" BAR PIZZERIA
CELL. 345/4033948


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